Disturbo ossessivo compulsivo

Quando la compulsione prende il posto della scelta
Dal disturbo ossessivo-compulsivo si può uscire soltanto interrompendo la connessione diretta fra ciò che il pensiero ossessivo impone di fare e l'azione compulsiva conseguente.
Nel disturbo ossessivo-compulsivo basato sulla paura, la persona mette in atto rituali, controlli, verifiche o evitamenti per ridurre un dubbio, prevenire un pericolo o neutralizzare un pensiero percepito come minaccioso.
In questi casi, il sollievo ottenuto nell’immediato finisce per confermare la necessità del rituale: più la persona controlla, verifica o si rassicura, più il dubbio tende a ripresentarsi e a rafforzarsi.
Esistono però anche compulsioni che non nascono principalmente dalla paura, ma dal piacere o dalla ricerca di gratificazione. Shopping compulsivo, gioco d’azzardo, uso compulsivo della pornografia o del cyber sex e alcune forme di dipendenza comportamentale seguono una logica diversa: il comportamento viene ripetuto perché produce eccitazione, sollievo, evasione o gratificazione, anche quando le conseguenze diventano problematiche.
Quando intervenire
Può essere utile iniziare un percorso quando pensieri, rituali o comportamenti ripetitivi iniziano a occupare spazio, tempo ed energia, interferendo con la vita quotidiana, le relazioni, il lavoro o la gestione economica.
Che si tratti di paura o di piacere, il punto centrale è comprendere quale funzione svolge il comportamento e che cosa lo mantiene nel presente.
Come intervengo
Il lavoro terapeutico parte dall’individuazione della logica che sostiene il problema.
Nei disturbi basati sulla paura, l’intervento è orientato a modificare la risposta al dubbio, al controllo e alla necessità di neutralizzare.
Nelle compulsioni basate sul piacere, invece, il lavoro si concentra sull’interruzione del circolo vizioso che lega la gratificazione momentanea alla perdita di controllo successiva, permettendo esperienze emozionali correttive in grado di restituire al soggetto la possibilità di scelta.
L’obiettivo non è applicare una soluzione uguale per tutti, ma costruire un intervento coerente con il funzionamento specifico del problema.




